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LA CONCILIAZIONE NEL SISTEMA



LA CONCILIAZIONE NEL SISTEMA PROCESSUALE PENALE


di CARLO ERESIARCO, CATELLO VITIELLO, FEDERICA ZULLO 

 

ISBN 978 - 88-8090-337-6

 

pp. 96

cm 17x24

rilegato in brossura

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10,00 €

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60 Articoli in magazzino


Confinata per lungo tempo ai margini del dibattito scientifico italiano, la mediazione va oggi acquisendo un ruolo da protagonista nell’ambito della nuova fisionomia della giustizia penale. A partire dalla metà degli anni ‘70, a seguito delle ricerche nazionali e internazionali sui potenziali effetti negativi insiti nell’interazione fra minorenni e giustizia penale, si è andato affermando il principio della “minima offensività del processo”, ovvero della riduzione degli interventi giudiziari, in particolare di quelli di natura coercitiva e restrittiva, al minimo indispensabile. La mediazione penale rappresenta una tecnica operativa, una specie, di giustizia riparativa. Con quest’ultima espressione si vuole indicare, a massimo livello di astrazione, un modello di analisi e intervento sul micro-conflitto sociale che soggiace il reato, caratterizzato dal ricorso a strumenti che promuovono la riconciliazione tra i soggetti confliggenti (imputato e persona offesa), la riparazione simbolica e/o materiale delle conseguenze negative del conflitto, nonché il rafforzamento del senso di sicurezza collettiva. 

Il passaggio dall’ottica punitiva e riabilitativa a quella riparativa corrisponde ad una nuova concezione della sanzione penale che, pur mantenendo intatti gli aspetti di rinvio alla responsabilità personale, rimanda chiaramente, anche utilizzando tutte le risorse presenti sul territorio, ad una serie di proposte e di opportunità che il soggetto può cogliere per il proprio cambiamento e a una migliore considerazione degli interessi della vittima del reato, persona singola o società nel suo complesso. In quest’ambito si colloca la mediazione penale per la quale reo e vittima, adeguatamente supportati, realizzano l’opportunità di prendere parte alla gestione del conflitto causato dal fatto reato, anziché limitarsi a sottostare ad un giudizio pronunciato da altri. La scarsa efficacia deterrente della pena, la necessità di ridurre la mole di lavoro degli uffici giudiziari, il sovraffollamento delle carceri, i costi eccessivi dell’amministrazione della giustizia e, non da ultimo, la nascita di movimenti di supporto alle vittime che reclamano uno spazio più ampio all’interno del processo penale rappresentano le concause che hanno determinato l’inversione di tendenza rispetto al passato, peraltro sospinta dagli impulsi provenienti dall’Unione Europea. 

Di talché, la mediazione ha avuto una discreta accoglienza nella giustizia penale minorile dalla prima metà degli anni ‘90, mentre nella giustizia penale ordinaria sta tuttora muovendo i primi passi nonostante siano trascorsi già dieci anni dalla rivoluzionaria disciplina che, sottesa ai procedimenti penali innanzi al giudice di pace, introduce in modo organico un sistema di giustizia riparatoria anche in Italia. 



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